Home » Blog Stile Legale » Accertamenti fiscali su dentisti

Accertamenti fiscali su dentisti

Accertamenti fiscali su dentisti - Avvocato Piera Giordano

di Piera Giordano

La Suprema Corte conferma la lettimità del metodo di accertmento cd. "induttivo" basato sulla rilevazione delle materie prime acquistate dal medico dentista

La Corte di Cassazione, con la sentenza n° 3777 del 15/02/2013, ha dichiarato legittimo l'accertamento fiscale a carico del medico dentista fondato sul metodo cd. "induttivo", ai sensi dell'art. 39 D.P.R. 600/73.
Al professionista in questione era stato contestata la differenza di quantità di materiali per protesi acquistati rispetto al numero molto inferiore di fatture poi emesse, per l'installazione delle medesime, ai suoi clienti.
Così, dopo precedenti simili, la Suprema corte continua a ritenere legittimo il metodo induttivo basato sul consumo di materie prime.
Come è noto, l’Amministrazione finanziaria può procedere ad accertamento del reddito, ex art 39 D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, nei confronti dei soggetti obbligati alla tenuta delle scritture contabili (titolari di reddito d’impresa e di lavoro autonomo), prescindendo dai dati risultanti dalle scritture contabili.
Nonostante l'impugnazione del provvedimento ed il primo accoglimento da parte della CTR, la Corte di Cassazione ha ritenuto legittima la ricostruzione induttiva del reddito professionale fondata sugli acquisti delle materie prime, come era già avvenuto in precedenza in tema di ristorazione (Cassazione, n° 17408/2010 e n° 15580/2011) o di consumo di energia elettrica (Cassazione, sentenza 22242/2011).
Allorchè la cessione o l'impiego in prestazioni d'opera di beni possa desumersi dall'esistenza di fatture di acquisto, la Suprema Corte ha dichiarato applicabile il principio per il quale tali beni si presumono destinati allo svolgimento dell'attività di impresa, e quindi alla produzione di reddito imponibile (Cassazione, sentenza 23950/2011).
L'articolo 39, comma 1, lett. d), del Dpr 600/1973 consente di desumere l'esistenza di ricavi non dichiarati anche sulla base di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti (Cassazione n° 1821/2001, n° 7680/2002 e n° 10802/2002).
Ed ai fini della prova per presunzioni semplici, sarà sufficiente che la circostanza da provare sia desumibile dalla situazione conosciuta, come conseguenza ragionevolmente possibile secondo un criterio di normalità (Cassazione, sentenze n° 23079/2005 e n° 26081/2005), senza che sia necessario all'Amministrazione finanziaria dare la prova dell'esistenza di un nesso di causalità necessaria e diretta.
13/08/2013 commenti (1)
Segui Piera Giordano su Google+
Sito web in aggiornamento...