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Cassette di sicurezza aperte

di Piera Giordano

Sta per decadere un'altra piccola certezza del popolo italico: la segretezza del contenuto della cassetta di sicurezza.

Tra poco l'Agenzia delle Entrate avrà accesso a tutte le informazioni relative al numero degli accessi alla cassetta, sia all'eventuale assicurazione aggiuntiva a copertura del contenuto.

In realtà il Fisco voleva andare oltre, imponendo agli intermediari finanziari di comunicare addirittura il contenuto delle cassette di sicurezza intestate ai propri clienti.

Fortunatamente, il Garante per la Protezione dei dati personali ha impedito questa violazione della riservatezza, ma non è detto che l'Agenzia delle Entrate non ci riprovi.

Il senso di questi controlli sta nella presunzione che chi accede troppo frequentemente alla propria cassetta non lo faccia per prelevare beni come gioielli od orologi, bensì denaro liquido, magari di provenienza illecita che vuole sottrarre al Fisco.

Si tratta nuovamente, come nel caso del redditometro, di presunzioni sul comportamento e sul reddito dei contribuenti che possono agevolare l'emersione dell'evasione ma che dovrebbero valere come presunzioni semplici, con l'obbligo di essere poi suffragate da prove concrete, il cui onere della prova deve gravare sull'Agenzia delle Entrate.

Ove invece tali indici vengano utilizzati come presunzioni "iuris et de iure", ovvero come presunzioni invincibili a meno che il contribuente non fornisca (la diabolica) prova contraria, a parere di chi scrive ci si troverà di fronte ad un vero abuso del diritto.

13/08/2013 commenti (0)
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