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Condominio e rumori molesti: quale tutela?

Condominio e rumori molesti: quale tutela? - Avvocato Piera Giordano

di Piera Giordano

I rumori provenienti dai vicini di casa possono turbare la vita familiare, impedendo il riposo e compromettendo la qualità della vita. Cosa fare?

Se le buone maniere, le richieste verbali e scritte non sono servite a far cessare i comportamenti scorretti, è utile chiedersi come agire.

TUTELA CIVILE: Dal punto di vista civilistico, la riforma del Condominio, entrata in vigore il 18 giugno 2013, offre ai condomini una nuova arma, piuttosto efficace: il riformulato art. 70 disp. att. Codice Civile prevede che l'amministratore possa irrogare ai condomini sanzioni fino a € 200 (aumentabili a € 800 in caso di recidiva) per le ipotesi di inosservanza del regolamento di Condominio.

Poichè è uso comune nei regolamenti condominiali l'inserimento di clausole che limitino i rumori molesti a determinate ore del giorno e comunque vietino all'interno del Condominio alcune attività particolarmente rumorose o sgradite, non sarà difficile per l'amministratore fare appello a tale norma per irrogare la sanzione al condomino scorretto, imputandola alle spese spettanti sulla sua unità immobiliare.

La comminazione della sanzione dovrà comunque essere prima deliberata dall'assemblea, con delibera impugnabile entro il consueto termine di trenta giorni.

TUTELA PENALE: L’articolo 659, primo comma, del codice penale, espressamente punisce “chiunque, mediante schiamazzi o rumori, ovvero abusando di strumenti sonori o di segnalazioni acustiche, ovvero suscitando o non impedendo strepiti di animali, disturba le occupazioni o il riposo delle persone ovvero gli spettacoli, i ritrovi o i trattenimenti pubblici è punito con l’arresto fino a tre mesi o con l’ammenda fino ad euro 309”.

Tuttavia, non ogni comportamento scorretto, sebbene inopportuno e reiterato, può assumere rilievo penale.

Il "disturbo" citato all'art. 659 c.p. (disturbo alle occupazioni e al riposo delle persone) diventa rilevante solo ove sia di intensità tale da violare la quiete o impedire il riposo di un numero indefinito di persone, dentro e fuori dal Condominio.

Questo è il principio di diritto confermato altresì dalla recente Cassazione n° 25225/12, la quale ha stabilito che, affinchè possa ritenersi integrata la fattispecie disciplinata dall'art. 659 c.p., occorre la prova del superamento dei limiti della normale tollerabilità di emissioni sonore e della percettibilità delle emissioni stesse da parte di un numero indetermitato di persone.

Pertanto, per assurgere alla rilevanza penale, il rumore e gli schiamazzi devono incidere sulla tranquillità pubblica ovvero devono essere potenzialmente percepiti da un numero indeterminato di persone, sebbene - di fatto - solo alcune di esse se ne lamentino.

Ancora più severa la precedente sentenza della Cassazione n° 25820/2009, secondo la quale ai fini del risarcimento del danno derivante da immissioni rumorose, non è sufficiente la mera lesività potenziale del fatto, ma occorre la prova che le stesse hanno causato una reale lesione della salute del molestato.

Ne deriva che non vi sarà il reato di cui all'art. 659 c.p. allorquando i rumori arrechino disturbo agli occupanti di un solo appartamento.

In tale ipotesi la giurisprudenza ammette esclusivamente l'azione per illecito civile, come tale fonte di risarcimento del danno, azionabile da parte del soggetto leso, cui spetterà l'onere della prova della immissione rumorosa oltre la normale tollerabilità.

21/08/2013 commenti (1)
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