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Dopo la separazione che fine fa la casa dei nonni?

Dopo la separazione che fine fa la casa dei nonni? - Avvocato Piera Giordano

di Piera Giordano

 
Cosa accade all'immobile dato in prestito dai suoceri ai coniugi, qualora questi decidano di separarsi?
 
Non è raro che giovani coniugi ricevano dai genitori di uno di essi - come "regalo di nozze" - la possibilità di andare a vivere in un'abitazione di proprietà della famiglia.
Questo gesto di generosità ed affetto viene molto spesso effettuato senza indicare un termine di riconsegna ed a titolo gratuito.
Si tratta quindi di un contratto di comodato, ai sensi dell'art. 1809 c.c., detto anche "prestito d'uso", che può essere a tempo determinato o a tempo indeterminato, cd. "precario".
Con questo contratto, una parte (il comodante) consegna all’altra (il comodatario) una cosa, mobile od immobile, affinché questa se ne serva gratuitamente per un tempo od un uso determinato, obbligandosi poi a restituirla nella sua individualità.
In capo a colui che riceve il bene (il comodatario) sorge l’obbligo di restituirlo alla scadenza del termine convenuto o, in mancanza, quando è stato utilizzato in conformità al contratto. 
Tuttavia, l’art. 1809, comma 2, c.c., prevede che il comodante possa esigere la restituzione immediata della cosa anche prima del termine convenuto qualora sopravvenga un urgente ed imprevedibile bisogno.
Ma cosa accade se la coppia si separa?
Se non vi sono figli, il comodante chiederà ed otterrà la restituzione dell'immobile.
Ma in caso di figli, la casa coniugale sarà assegnata al coniuge con cui i figli coabitano, che potrebbe non essere il figlio del comodante.
La situazione concreta sarà, quindi, che nella casa data in comodato dai nonni rimarranno i nipoti ed il genitore (nuora/genero), mentre il figlio di questi sarà costretto ad allontanarsi dall'abitazione...magari tornando a vivere con loro!
Ma cosa succede al contratto di comodato?
Ebbene, se il comodato della casa coniugale è stato concesso dai nonni a tempo indeterminato, la Cass. n° 3072/2006 ha stabilito che "la concorde volontà delle parti ha impresso allo stesso un vincolo di destinazione alle esigenze abitative familiari idoneo a conferire all’uso il carattere implicito della durata del rapporto anche oltre l’eventuale crisi coniugale".
In sostanza, la crisi della unità familiare non è idonea a mutare la destinazione impressa a "casa familiare" a suo tempo dalle parti, in particolar modo tenendo conto del maggior interesse dei minori.
Ne consegue che, al momento dell'assegnazione della casa ex art. 155 c.c., il Giudice non considererà il titolo di proprietà della stessa, ma solo l'interesse degli eventuali minori a restare a vivere nella casa familiare e con il genitore più adatto a prendersi cura di loro, in ragione della loro età, necessità, stato di salute, impegni scolastici, ecc.
Il coniuge affidatario dei figli succederà al coniuge nella titolarità del contratto di comodato, in applicazione analogica dell’art. 6 della L. 392/1978, ricorrendo la medesima ratio nell’interesse della prole a mantenere inalterato il legame con la casa famliare.
Ma quindi i nonni non riavranno più la casa data in comodato?
La sentenza della Cass. n° 4917/2011 ha affermato che il comodante potrà chiedere la restituzione del bene solo dimostrando la presenza di un urgente ed imprevedibile bisogno, ex art. 1809 co. 2 c.c.
Tuttavia, una recente ordinanza della Cassazione del 17 giugno 2013, n. 15113 ha chiesto alle Sezioni Unite di pronunciarsi sulla possibilità per il comodante di chiedere la restituzione ad nutum ex art. 1810 c.c. dopo la separazione del figlio e l’assegnazione in godimento dell’abitazione familiare alla nuora, senza cioè dover addurre particolari motivazioni.
Vedremo i successivi sviluppi della Giurisprudenza.
 

13/09/2013 commenti (0)
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