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I figli sono tutti uguali

I figli sono tutti uguali - Avvocato Piera Giordano

di Piera Giordano

Dal 1° gennaio è entrata in vigore la legge 219/2012 che equipara i figli legittimi e naturali.

Ogni tanto legge e giustizia riescono a coincidere.

Ci sono voluti anni, ma bisogna dare atto che nel 2012 è stato finalmente introdotto un principio di basilare civiltà giuridica che ha preso atto dei cambiamenti della nostra società.

La legge 219/2012 ha modificato sei articoli del Codice Civile, sancendo l'equiparazione definitiva dei figli naturali a quelli legittimi.

Il nuovo art. 315-bis c.c. così recita:

"DIRITTI E DOVERI DEL FIGLIO

1. Il figlio ha diritto di essere mantenuto, educato, istruito e assistito moralmente dai genitori, nel rispetto delle sue capacità, delle sue inclinazioni naturali e delle sue aspirazioni.
2. Il figlio ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti.
3. Il figlio minore che abbia compiuto gli anni dodici, e anche di età inferiore ove capace di discernimento, ha diritto di essere ascoltato in tutte le questioni e le procedure che lo riguardano.
4. Il figlio deve rispettare i genitori e deve contribuire, in relazione alle proprie capacità, alle proprie sostanze e al proprio reddito, al mantenimento della famiglia finché convive con essa".
(Articolo aggiunto dall’art. 1, comma 8, L. 10 dicembre 2012, n. 219)

A seguito di questa riforma ci saranno delle conseguenze tecniche, da "addetti ai lavori", in particolare per quanto riguarda la compentenza per le cause di riconoscimento, affido e mantenimento dei figli naturali, che fino al 1° gennaio era ripartita tra Tribunale per i Minorenni (per le cause riguardanti i figli naturali) e Tribunale Ordinario (per le cause riguardanti i figli legittimi).

Da oggi, invece, la competenza si riunisce nel Tribunale Ordinario.

Ma gli aspetti che a mio avviso incideranno maggiormente anche dal punto di vista culturale, riguardano l'espressa previsione del diritto all'assistenza morale (oltre che materiale ed educativa) da parte dei genitori, nonchè il diritto del minore ad incardinare rapporti significativi con i parenti.

Riguardo a questo punto, il nuovo art. 258 c.c. prevede che "Il riconoscimento produce effetti riguardo al genitore da cui fu fatto e riguardo ai parenti dello stesso".

Si tratta di una profonda innovazione, dal momento che, fino a ieri, i figli naturali non avevano un legame di parentela "giuridica" nei confronti dei parenti dei propri genitori.

Ciò si rifletteva sia dal punto di vista ereditario (con il cd. "diritto di commutazione" riservato ai fratelli legittimi), ma soprattutto nei dolorosi casi di decesso dei genitori o decadenza della potestà, in cui i nonni naturali non potevano essere considerati dal Tribunale per i Minorenni come "parenti entro il 4° grado".

Prima della riforma, infine, i figli naturali potevano ereditare dai fratelli legittimi solo in assenza di altri parenti entro il 6° grado. Adesso, si può presumere che una simile successione avverrà esclusivamente con grado posteriore al coniuge ed ai figli del fratello defunto.

13/08/2013 commenti (0)
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