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La comunione legale non salva la metà della casa

di Piera Giordano

La Cassazione (sentenza 6575/2013) si è pronunciata recentemente su una questione spinosa e sempre più frequente.

Il caso ha coinvolto il fallimento di una società in accomandita semplice. Il socio accomandatario, illimitatamente responsabile, è stato dichiarato fallito, ed i suoi beni acquisiti alla massa fallimentare.

Tra essi anche la casa coniugale, in comunione dei beni con la moglie.

Quest'ultima si è opposta all'ordinanza di vendita, sostenendo che per il regime di comunione dei beni, il Fallimento avrebbe potuto espropriare e vendere al massimo il 50% della casa coniugale, essendo il restante 50% di proprietà dell'altro coniuge non imprenditore.

La Cassazione ha respinto tale opposizione.

La motivazione data dalla Suprema Corte, tuttavia, è più di ordine procedurale che sostanziale.

La Cassazione aderisce alla tesi della comunione legale come comunione "senza quote", a differenza della comunione ordinaria.

La legge prevede che tale regime possa sorgere solo a seguito del matrimonio e con la titolarità esclusiva dei due coniugi: nessun terzo può entrare nella comunione legale.

La Suprema Corte, quindi, sostiene che ammettere il pignoramento della casa coniugale "pro quota", equivarrebbe a fare entrare un terzo (il creditore) nella comunione dei beni, sostuendolo al coniuge debitore.

Per tale motivo, la Cassazione ha respinto la difesa della moglie, ammettendo il pignoramento dell'intero immobile e riconoscendole il diritto di credito per il 50% sul controvalore del ricavato.

A parere dello scrivente legale, la decisione presta il fianco alla seguente critica: considerando che ai sensi dell'art. 191 c.c. la comunione legale dei beni si scioglie automaticamente per effetto del fallimento di uno dei coniugi, si ritiene che, a seguito del fallimento, la casa coniugale in oggetto sia fuoriuscita dal regime di comunione legale dei beni per passare al regime di comunione ordinaria e che, come tale, potesse essere agevolmente divisa "pro quota": 50% al Fallimento - 50% al coniuge non debitore, senza necessità di pignoramento dell'intero.

 

13/08/2013 commenti (0)
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