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Redditometro, precisazioni ed esclusioni

Redditometro, precisazioni ed esclusioni - Avvocato Piera Giordano

di Piera Giordano

Da pochi giorni il Fisco ha inaugurato gli accertamenti con il nuovo redditometro.

Dopo le critiche mosse da tutte le parti politiche (giusto perchè siamo in campagna elettorale, perchè qualcuno prima lo ha pure approvato!), nonchè dalle associazioni di contribuenti, nelle ultime ore l'Agenzia delle Entrate, ha precisato che lo scostamento di spesa inferiore ai 1000 Euro al mese (12.000 Euro all'anno) non sarà nemmeno preso in considerazione ai fini della verifica.

Questa esclusione di base si aggiunge alla franchigia già prevista, pari al 20%, tra il reddito dichiarato e le spese calcolate dall'Agenzia delle Entrate con il nuovo strumento: se lo scostamento rientrerà entro la prencentuale del 20%, il contribuente non sarà tenuto a dare spiegazioni.

Nel frattempo, meglio cominciare a mettere da parte le ricevute di pagamenti di beni non consueti (terapie mediche, visite specialistiche, abbonamenti in palestra, viaggi, cure estetiche, corsi professionali, ecc.).
Importante anche dare conto dei prestiti familiari o donazioni che integrano il budget familiare, consentendo un tenore di vita superiore a quello che il reddito dichiarato permetterebbe.

Ricordiamo che ci sono redditi totalmente esenti come le pensioni, gli assegni, le indennità di accompagnamento; le indennità erogate a favore di invalidi civili; le rendite Inail (esclusa l'indennità giornaliera per inabilità temporanea assoluta); l'assegno di maternità;  le pensioni sociali; le borse di studio; i compensi non superiori a 7.500 euro derivanti da attività sportive dilettantistiche.

Ma cosa succederà in caso di chiamata da parte dell'Agenzia delle Entrate?

Il contribuente sarà tenuto a dimostrare che lo scostamento tra le proprie spese e quanto dichiarato ha una giustificazione plausibile.

In questo caso, dovrebbe soccorrere una pronuncia della Corte di Cassazione del 2012, che ha statuito, in merito al vecchio redditometro, che i suoi risultati avevano eslcusivamente natura di presunzioni semplici, non esonerando quindi il Fisco dalla prova dell'accertamento del maggior reddito, e soprattutto, non investendo il contribuente della cd. probatio diabolica di dimostrare che il Fisco aveva sbagliato (inversione dell'onere della prova).

Il contribuente convocato davanti all'Agenzia delle Entrate potrà, pertanto:

1- dimostrare che vi è un errore materiale nelle spese che gli sono state attribuite (per esempio, la palestra ha un abbonamento a costo inferiore rispetto a quello calcolato, oppure le vacanze sono state in casa di parenti e non in affitto, ecc.);

2- che il pagamento del bene che ha acquistato è stato fatto da terzi (importante fornirsi di prova scritta), oppure che la spesa non verrà sostenuta interamente nell'anno, bensì in forma rateale (mutuo/leasing/prestito personale).

3) che l’acquisto effettuato è stato pagato con il risparmio di anni precedenti (anche in questo caso occorrerà la prova documentale).

 Nel caso il contribuente non riesca a convincere l'Agenzia delle Entrate della sua buona fede, egli sarà tenuto a versare il 30%  della maggior somma dovuta al Fisco.

Nel caso il contribuente sia convinto che tale sanzione gli sia ingiustamente comminata, egli avrà sempre diritto a ricorrere per l'annullamento della medesima presso la competente Commissione Tributaria.

 

13/08/2013 commenti (0)
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