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Verso la fine dei paradisi fiscali europei

di Piera Giordano

Il 27 maggio 2013 l'assemblea plenaria del Parlamento Europeo, con l'intenzione di dimezzare l'evasione del Vecchio Continente entro il 2020, ha approvato un pacchetto di misure anti-evasione

Si può definire l'inizio della fine del segreto bancario europeo.

Già il 14 maggio scorso, durante la riunione dell'Ecofin, i ministri delle finanza dei Paesi europei avevano deciso di dare mandato alla Commissione Europea (il "Governo" dell'Unione), di negoziare un nuovo accordo sulla fiscalità del risparmio con Svizzera, Andorra, San Marino, Liechtenstain e Monaco.

Appena due settimane dopo, l'adunanza plenaria, di Strasburgo, vista l'evasione dei Paesi europei valutata in mille miliardi di euro, ha approvato il seguente piano di attacco:

1) concordare una definizione condivisa di "paradiso fiscale", redigendo di conseguenza una black list dei Paesi in essa rientranti;

2) bloccare i finanziamenti comunitari o statali alle imprese che abbiano violato le norme fiscali comunitarie;

3) imporre alle imprese che concorrano per un appalto pubblico di rivelare i dettagli di eventuali sanzioni/condanne per reati fiscali;

4) attribuire alle Autorità pubbliche il potere di sciogliere il contratto di appalto se il fornitore viola gli adempimenti fiscali, anche in seguito al conseguimento dell'appalto.

Gli europarlamentari hanno poi esortato i parlamenti nazionali ad attuare un'armonizzazione delle normative fiscali, ad uniformare le basi imponibili, ad intraprendere azioni che disincentivino lo spostamento dei capitali nei paradisi fiscali, migliorando di conseguenza i controlli incocrociati su base doganale e fiscale, per evitare la frode comunitaria dell'imposta IVA.

Quanto alla definizione comune di "paradiso fiscale", ecco i primi punti tratti dai lavori dell'adunanza plenaria del 27/05 u.s.

Secondo la proposta di risoluzione del Parlamento Europeo n° 2013/2060, "una giurisdizione deve essere considerata paradiso fiscale se risponde a svariati dei seguenti indicatori:

- Le agevolazioni sono accordate esclusivamente ai non residenti o per operazioni effettuate con non residenti;

- Le agevolazioni sono isolate dall'economia nazionale e non incidono sulla base imponibile;

- Le agevolazioni sono accordate anche in mancanza di qualsiasi attività economica reale all'interno della giurisdizione che offre tali agevolazioni;

- Le norme di determinazione dei profitti derivanti dalle attività svolte all'interno di un gruppo multinazionale di società si discostano dai principi generalmente accettati a livello internazionale, in particolare dalle norme OCSE;

- Le misure fiscali difettano di trasparenza;

- La giurisdizione impone una tassazione nulla o puramente nominale sul reddito;

- Leggi o prassi amministrative impediscono un efficace scambio di informazioni in materia fiscale con altri governi sui contribuenti che usufruiscono della tassazione nulla/nominale, violando la convenzione OCSE sulla doppia imposizione e sul patrimonio;

- La giurisdizione crea strutture non trasparenti, caratterizzate da segretezza (istituzione e gestione dei registri di società, società fiduciarie e fondazioni);

- La giurisdizione figura nell'elenco dei Paesi e territori non cooperativi del Gafi".

13/08/2013 commenti (0)
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